[ To The Bone (2017) – Directed by Marti Noxon ]

Ellen (Lily Collins), è una giovane ragazza affetta da anoressia.La sua vita si divide tra centri di cura, e la famiglia composta da una sorellastra, una matrigna, un padre che però non è praticamente mai presente, e la madre che vive a Phoenix con la compagna.

Ellen non sembra volersi rendere conto di quello che sta facendo al suo corpo, e del dolore che sta causando a chi le sta intorno.

Come ultima spiaggia, la matrigna contatta il dottor Beckham (Keanu Reeves), che potrebbe essere effettivamente l’unico a riuscire ad aiutare la ragazza.

Nella sua casa di cura, Ellen farà la conoscenza di altri 6 pazienti, scontrandosi così poco a poco, con quella che è veramente la realtà della sua condizione.
Ho letto commenti di tutti i tipo su questo film.

Elogi, ma anche critiche sul fatto che curare l’anoressia non è così semplice.

È vero.

Perché, come mostrato nel film, l’amore da solo, non sempre basta.

Però credo anche che la pellicola possa essere compresa di più, sopratutto da ragazze che, più o meno come Ellen, sanno cosa vuol dire non vedersi mai all’altezza, e sperano sempre nell’arrivo di qualcuno che dica “Hey, sei perfetta così come sei, ti mostrerò che è così”.

Questo succede perché oggigiorno, ci viene lanciato quotidianamente uno stereotipo di bellezza che non corrisponde assolutamente alla realtà.

Ma il peggio è che questo stereotipo, viene alimentato dalle persone che poi emarginano coloro che non rispecchiano quei requisiti.

E la cosa non si riferisce solo ad amici o fidanzati, no, a volte a ferire qualcuno sono proprio le persone che ti stanno più vicine.

O che spesso non sono in grado di dare al 100% quello di cui hai più bisogno.

Non volevo divagare dal film, ma era mia intenzione prendermi questo piccolo spazio per dire la mia.
Tornando alla pellicola, trovo che Lily Collins abbia dato, a mio parere, la miglior interpretazione fino ad ora.

Lei stessa ha passato la situazione del suo personaggio, e credo che quindi ci abbia messo tanto del suo.

Una cosa che non mi è piaciuta molto, è stata la poca definizione dei personaggi.

Credo che avrebbero avuto potenziale, se solo fossero stati curati di più.

Così come la storia del tumblr di Ellen che avrebbe portato una ragazza, ossessionata dai suoi disegni, al suicidio.

Mi incuriosiva questo pezzo della sua storia, e mi sarebbe piaciuto saperne di più per scoprire se fosse effettivamente l’evento scatenante, tra tanti, dell’anoressia di Ellen.
Il finale è aperto.

Può essere apprezzato, come no.

Io sono della prima categoria.

Mi piace pensare che Ellen possa avere finalmente trovato la pace, e aver deciso di dare una possibilità alla vita, riprendendola così in mano.

Il bello dei finali aperti, è proprio che ognuno è libero di interpretare la storia e quello che verrà dopo che lo schermo si sarà oscurato, come meglio crede.

Non sarà una pietra miliare del cinema, ma credo che meriti che gli si dia un’occhiata.
Il film è disponibile su Netflix, distribuito a livello mondiale.

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[ La cura del benessere (2016) – directed by Gore Verbinski ]

Lockhart (Dane DeHaan), giovane broker finanziario, verrà mandato dai suoi capi a riportare in America l’amministratore delegato Pembroke, dato che che deve firmare alcune liberatorie necessarie, per permettere la fusione con un’altra società.Per fare ciò, dovrà viaggiare fino in Svizzera, in una casa di cura, le cui metodiche però, come presto scoprirà, sono diverse da quelle che usano di solito gli altri medici.

Glie lo spiegherà il dottor Heinrich Volmer (Jason Isaacs), che per curare i suoi pazienti, usa solamente l’acqua del posto, i cui benefici furono scopriti dal Barone a cui apparteneva originariamente il castello che ora ospita il centro curativo.

Lo scopo del dottor Volmer è quello di curare i suoi pazienti, fino a fargli raggiungere il benessere assoluto.

Qui farà anche la conoscenza di Hannah (Mia Goth), una ragazza orfana e disturbato, dopo uno shock subito da bambina.

Lockhart si renderà presto conto che si sta scontrando con una realtà ben diversa e a tratti assurda rispetto a quella a cui è abituato.
“A Cure for Wellness”, titolo originale del film, è l’ultima opera di Verbinski, conosciuto sopratutto per The Ring, Pirati dei Caraibi, e The Lone Ranger.

Personalmente trovo che questo sia uno dei suoi lavori migliori, ho apprezzato veramente tanto la pellicola.

Come in The Ring, troviamo dominante il tema dell’acqua, e i riferimenti al film, non si limitano a questo.

Troviamo spesso anche la figura del cerchio, altro riferimento al film del 2002.

Parlando della fotografia, abbiamo toni piuttosto scuri durante le scene iniziali a New York, riferite al lavoro del protagonista.

Troviamo più luce invece negli esterni delle scene in Svizzera, direi per enfatizzare il fatto di trovarsi soppressi dalle cose quotidiane della vita, quando invece sono quelle semplici che ci danno tranquillità.

L’interno della casa di cura, mi ha spesso dato la sensazione di sentirmi stretta, quasi imprigionata, a volte sembrava quasi che il suo effetto sulle persone, fosse di indurle in uno stato catatonico.

Trovo che siano riusciti a far trasparire queste sensazioni dallo schermo.

Merito di questo, va ovviamente anche a gli attori, Dane DeHaan e Mia Goth sono riusciti benissimo nel loro intento, sopratutto la Goth, già conosciuta per Nymphomaniac.

La trovo poliedrica, nonostante abbia visto poco del suo lavoro, ma quanto basta per dire che potrebbe diventare una stimata giovane attrice di Hollywood.

Unico punto a sfavore della trama, è che la storia legata al castello risultava a tratti confusa, e a mio parere raccontata a volte male.

Ha comunque aiutato a intuire cosa sarebbe successo da lì a breve, e come i personaggi della clinica, fossero legati ad essa.

In conclusione mi sento di dire che l’attesa per questo film, è stata ripagata, e mi auguro che Verbinski continui per questa scia anche con i prossimi progetti.

Scusa…

Non sto più scrivendo nulla, e questo mi pesa abbastanza.Non riesco a guardare un film e recensirlo, perché purtroppo mi manca il tempo.

Trovarlo è difficile, visto che lavoro quasi 12 ore al giorno.

Spero che quelli che seguono la mia pagina, riescano ad essere pazienti tanto da aspettare che io trovi il tempo di dedicarmi di nuovo a quelle che sono le mie passioni.

Vi ringrazio per esserci stati finora, e spero che “alla prossima” si riferisca ad un tempo non troppo lontano.

Split (2017) di M. Night Shyamalan – Recensione 

Tre ragazze vengono rapite e imprigionate in un sotterraneo da “Dennis”, perché vengano sacrificate in quanto “impure”, ovvero, sembrano non avere mai provato alcun tipo di sofferenza nella loro vita.Questo però non vale per Casey (Anya Taylor-Joy), che si scoprirà poi aver subito violenze dallo zio, suo attuale tutore.

Le ragazze, spaventate dalla situazione, iniziano a chiedere aiuto quando si accorgono di una presenza femminile nella stanza accanto, si ritroveranno però davanti lo stesso Dennis, che è in realtà una delle 23 personalità di Kevin “Wendell” Crumb (James McAvoy), a sua volta vittima di abuso infantile, che l’ha portato a sviluppare un disturbo dissociativo dell’identità.

La dottoressa Fletcher (Betty Buckley), che segue il caso di Kevin da tempo, si accorge che la personalità dominante è cambiata, moltiplicandosi, e che “loro” sono convinti di dover liberare “La Bestia”, 24esima personalità di Kevin, capace di cose che vanno ben oltre l’immaginazione umana.
Split è l’ultimo lavoro di M. Night Shyamalan, atteso nelle sale di tutto il mondo, e che ha soddisfatto qualsiasi previsione sulla sua accoglienza.

Conoscendolo per capolavori come Il Sesto Senso, Signs, e After Earth, non ci si poteva aspettare altro da Shyamalan, se non una pellicola intrigante, che ti prende, ti trascina dentro di se, per poi lasciarti andare con la sensazione che bene o male, ti rimarrà dentro, almeno per un bel po’.

Con Split mi è successo questo, volevo a tutti i costi vedere quale sarebbe stata la prossima scena, nonostante la consapevolezza del fatto che la situazione, e sopratutto il personaggio di Kevin, fossero disturbanti e imprevedibili, ma proprio per questo la curiosità cresceva.

Inutile starcene qui a lodare McAvoy, scelta azzeccata per questo ruolo, ha dato prova di essere un attore che sa il fatto suo, dato che interpretare più personaggi nella stessa pellicola, non è da tutti.

Punto a favore del film, è anche la musica, con toni molto cupi e disturbanti, più che adatti al contesto.
La parte geniale del film, e della mente di Shyamalan, sta sopratutto nel finale.

Parlo di questo, con la consapevolezza che il film, essendo già uscito nelle sale, non ha più motivo di essere etichettato come spoiler.

A 17 anni dal suo film “Unbreakable”, dopo aver letto che ha sempre pensato ad un sequel, trovo fantastico come abbia taciuto sulla cosa, e abbia fatto passare Split per un film a sè, per poi, nel finale, collegare le due pellicole con una sola inquadratura sul personaggio di David Dunn, e con una sola frase riguardante lo stesso, interpretato da Bruce Willis.
Se volete quindi vedere un film che lasci il segno, con una trama che, anche se già utilizzata, è riuscita come a reinventarsi e rendere giustizia al lavoro di un regista che comunque difficilmente ha deluso, allora Split è sicuramente da non perdere.

Fallen (2016) di Scott Hicks – Recensione 

Lucinda “Luce” Price (Addison Timlin), viene spedita alla Sword&Cross, istituto correzionale, per ragazzi difficili, e con precedenti, come apparentemente nel suo caso.È infatti accusata della morte del suo ex ragazzo, dato che sembra essere stata lei ad appiccare l’incendio.

Qui si ritroverà contesa da due ragazzi, Daniel Grigori (Jeremy Irvine), e Cameron “Cam” Briel (Harrison Gilbertson).

Qualcosa però le dice che lei e Daniel si sono già incontrati in passato, e che abbiano un legame più profondo di quello che sembra.

Decisa a fare chiarezza sulla questione, scoprirà che la storia è molto più profonda di quello che sembra.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice statunitense Lauren Kate, di cui sono poi stati pubblicati 3 sequel e 2 spin off, l’ultimo incentrato sul personaggio di Cam.
Questa serie ha marchiato la mia adolescenza, ho letteralmente amato questi libri, e quando fu annunciata la trasposizione cinematografica, era come se mi avessero fatto il regalo più bello del mondo.

La cosa ha però iniziato a cambiare quando ho visto il cast, e ancora peggio, quando è uscito il trailer.

Mi ero comunque decisa ad andare al cinema, a vedere il risultato finale.

Per quanto riguarda la recitazione, non posso dire che abbiano fatto un lavoro eccellente.

Gli attori sono palesemente inesperti dal mio punto di vista, e anche a livello estetico, non erano molto affini ai loro personaggi.
La storia è stata curata in parte.

C’erano la maggior parte delle cose chiave, devo però dire che il rapporto tra Luce e ben 4 personaggi importanti di tutta la storia, non è stato minimamente sfruttato.

Cosa che, per la trama, era abbastanza fondamentale.
Effetti speciali relativamente buoni, ma solo in parte.

Si salva la scenografia, che era comunque ridotta solo alla scuola e al cortile.
Io credo che avessero tutti, produttori in prima linea, puntato a farlo diventare un nuovo Twilight.

Per nostra fortuna però, lasciatemelo dire, ci hanno fornito una trama originale, e con creature mistiche che, per una volta, non sono dei pallidissimi vampiri succhia sangue.

Nonostante ciò, non penso che avrà il successo sperato.

Da notare che effettivamente prima di terminare e portare nelle sale il film, ci sono voluti ben 3 anni.

Probabilmente ora la produzione dei sequel, verrà messa molto in dubbio.

Volassero provare a salvare la saga, potrebbero prendere in considerazione l’idea di trasformarlo in una serie TV, come successe per Shadowhunters, dopo gli scarsi incassi nelle sale cinematografiche.
Fallen ha un potenziale altissimo come storia, o meglio, come libro, peccato che nel mondo cinematografico, non sia stato sfruttato a dovere.

Per quelli che, come me, sono cresciuti con questa saga, direi che possiamo già accontentarci del fatto che dopo tanta fatica, il film abbia visto la luce.

Potevano fare di meglio?

Sicuramente.

Il film è consigliato?

In parte.

Potremmo avere anche i sequel?

Questo non lo, lo scopriremo solo dopo la prima settimana di box office.

Fino ad allora, lasciamoci con il ricordo della magia che le parole di Lauren Kate hanno portato a molti di noi, e speriamo che, dato che la possibilità ancora si vede, riescano a dare un’esistenza degna a questa meravigliosa saga.
Fallen è al cinema dal 26 Gennaio 2017.

Teen Wolf S6E08 “Blitzkrieg” – Recensione

Mieczyslaw.
Finalmente.

Ci sono volute 6 stagioni, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Abbiamo scoperto il vero nome di Stiles.

Non c’è da stupirsi che avessero adottato quel soprannome, è praticamente impronunciabile.

Abbiamo però avuto il collegamento con “Mischief” risalente alle prime puntate, dato che è stata la parola che ha permesso a Lydia di scrivere il nome di Stiles.
Anche se questa è stata la rivelazione più grande di tutto il telefilm, e i fan hanno gioito, la puntata è stata carica di emozioni, e, lo ammetto, è anche riuscita a farmi scendere qualche lacrimuccia.
Bellissima la sequenza in cui lo sceriffo trova il filo rosso del figlio, quello che usava per appuntare gli indizi dei loro casi.

E proprio grazie a questo filo, è riuscito passo passo a ricostruire la vita del figlio, dentro a quella stanza, la SUA stanza.

Preso da l’emozione, ha subito chiamato la moglie Claudia, che però lo stava quasi convincendo di essersi immaginato tutto.

Ma grazie ad una reliquia di grande importanza (SPOILER), ha fatto in modo che prevalesse il ricordo del figlio.

E potrebbe anche essere riuscito a trovare una strada (letteralmente) per portarlo indietro.
E proprio questa strada, è quella che stanno cercando anche Scott e il suo branco.

Deciso a portare indietro l’amico, teme però di doverlo trasformare per fargli oltrepassare il varco, dato che Peter li ha gentilmente informati del fatto che, per un umano, questo vorrebbe dire commettere un suicidio.

Cosa che anche il signor Douglas, pardon, Hauptmann ha scoperto tempo fa, più precisamente nel 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale.

Al tempo, era già ossessionato dall’idea di catturare i cavalieri, per poter poi crearsi il suo esercito sovrannaturale personale, come spiegato da Theo.

Avendo fallito, e dopo aver passato ben 70 anni con i Dottori (SPOILER), vuole riprovarci ora.

E per questo, gli servirà Parrish.
Non dimentichiamoci però, di fare un piccolo appunto su Lydia, dato che da questa puntata, si può evincere che i cavalieri nutrono un certo timore verso di lei, o forse è quasi più una forma di rispetto.
Nel mentre, sono spariti anche Argent, Melissa, e Peter (di nuovo), anche se quest’ultimo ha fatto per la prima volta un gesto da padre, sacrificandosi per permettere a Malia di salvarsi.
La consolazione è che ora tutti si ricordano anche dei loro scomparsi, e avranno quindi una marcia in più per poterli portare indietro.
Il conto alla rovescia continua, mancano solo due episodi alla fine della prima parte di questa stagione, e credo che questa, oltre che l’ultima (purtroppo), sarà una stagione degna di essere chiamata “finale”.

Collateral Beauty (2016) di David Frankel – Recensione 

Howard (Will Smith), dirigente pubblicitario, ha perso la figlia di 6 anni a causa di una malattia rara, ed è quindi sprofondato in una depressione, che l’ha portato ad allontanarsi da tutti, anche dai suoi amici e colleghi Whit (Edward Norton), Claire (Kate Winslet) e Simon (Michael Pena).I tre vogliono dimostrare che Howard non è più nelle condizioni mentali per gestire la società, e assumono quindi un’investigatrice privata per dimostrare ciò.

Questa scoprirà che Howard scrive delle lettere, che lui spedisce, nonostante non siano indirizzate a delle persone, ma a delle “astrazioni”, come le chiama lui.

Esse sono Morte, Tempo e Amore.

Tre cose con cui lui non riesce più a convivere, e che condanna dopo la perdita subita.

Si ritroverà però presto ad affrontarle tutte e tre, e proprio questo potrebbe portare una svolta nella sua vita, permettendogli di rimetterla in piedi.
Collateral Beauty è uno di quei film che vogliono indurti a riflettere sulla tua vita, su come la stai gestendo.

Purtroppo si soffrirà, si avranno delle perdite, alcune cose finiranno, ma questo è il ciclo naturale dell’esistenza di ognuno.

L’unica cosa ragionevole da fare, è accettare il tutto, anche quando non sembra possibile.
Inutile dire che ci sono stati svariati momenti in cui ti venivano gli occhi lucidi.

D’altronde credo che un po’ tutti possano rispecchiarsi in questo film o in uno dei personaggi, per un motivo o per l’altro.

Le proprie azioni, così come gli eventi, hanno sempre una conseguenza, un perché.

Però si può scegliere di affrontarle, accettarle, e fare pace con esse, per lasciare spazio a quello che hanno in serbo per te.

La bellezza collaterale è proprio questa, tutto accade per un motivo, e tutto è collegato, anche le cose che sembrano impossibili da affrontare, a modo loro ti stanno preparando per qualcosa di nuovo, e spesso anche bello.

La vita è semplicemente divisa in tanti tasselli da domino, e ognuno alimenta il movimento dell’altro (riferimento al film).
È un film sicuramente consigliato, soprattutto se ci si vuole fermare un attimo a riflettere su quello che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni, ma che raramente riusciamo a comprendere del tutto: la vita e le sue bellezze.

Assassin’s Creed (2016) di Justin Kurzel – Recensione 

1986Callum Lynch (Michael Fassbender), all’ora ragazzino, fa ritorno a casa, per trovarsi davanti una scena raccapricciante.

La madre è stata uccisa, a quanto pare dal padre, che però risparmia, e fa scappare il figlio prima che lo trovino.
30 anni dopo, Callum sta per essere giustiziato, incolpato per l’omicidio di un pappone.

La sua morte però, è solo una messinscena.

Verrà infatti salvato dalla Fondazione Abstergo, che mira a trovare il manufatto conosciuto come la Mela dell’Eden, che serve a porre fine alla violenza nel mondo.

A capo dell’operazione, ci sono la dottoressa Sophia Rikkin (Marion Cotillard), e suo padre Alan (Jeremy Irons).

Per fare ciò, hanno bisogno di Callum, che si scoprirà poi essere il diretto discendente di Aguilar, un membro dell’Ordine degli Assassini, vissuto durante l’Inquisizione Spagnola, e ultimo ad aver posseduto la Mela.
Assassini e Templari sono sempre stati in conflitto, e questo non è cambiato, nonostante il passare dei secoli.

Callum si ritroverà quindi faccia a faccia con un passato è una discendenza che non sapeva di possedere, e potrebbe cambiare completamente la sua visione della vita.
Sinceramente, quando era stato annunciato che avrebbero fatto una trasposizione cinematografica della serie videoludica, mi aspettavo qualcosa di diverso.

Non intendo che pensavo di trovarmi davanti due ore di scene e ambientazioni ispirate al periodo storico in questione.

Ma di sicuro non pensavo di vedere quello che invece, poi ho visto.

Guardando il cast, avevano sicuramente delle belle carte da giocare, non le hanno però sfruttate nel modo giusto.

I personaggi, parlando dei tre principali, li ho trovati un po’ privi di spessore, soprattutto per quanto riguarda la Cotillard, e a tratti irritanti.

Perfino sul protagonista ho avuto continuamente dubbi sul fatto se fosse effettivamente dalla parte dei buoni o meno.

E i dialoghi erano a dir poco spogli, e ripetitivi.

Per quanto riguarda l’ambientazione, continuava a darmi un certo senso di claustrofobia.

Era tutto troppo concentrato nelle stesse due o tre stanze, toni cupi, poca luce, e spazi vuoti.

Questo anche mentre venivano mostrati i ricordi di Callum, nonostante ci fosse una scenografia completamente diversa, e ci fosse sicuramente più azione.
Se dovessi apprezzare qualcosa, si limiterebbe solo alle scene riguardanti l’Inquisizione.

C’erano l’azione e i comportamenti giusti, che caratterizzano i personaggi di Assassin’s Creed.

In più apprezzo che durante le riprese dei salti, abbiano dato spazio a persone fisiche, piuttosto che ai mezzi computerizzati come il CGI.

Anche il fatto che i personaggi parlassero, giustamente, in spagnolo, ha dato più credibilità alla trama, anche se ero costretta a prestare più attenzione ai sottotitoli che alle immagini delle volte.
Non posso dire che non mi sia piaciuto per niente, magari lo riguarderei se ne avessi occasione, ma di sicuro non mi ha fatto impazzire.

Se siete veramente amanti del videogioco, le cose sono due.

O non fate caso a certe cose che ad altri possono non essere piaciute, perché alla fine vi basta il fatto che questo film sia stato girato, oppure proprio perché amate la saga, diventerete ancora più critici di quanto non lo sia stata io.
Assassin’s Creed è stato pensato come una trilogia, il finale è infatti aperto.

Da una parte spero vivamente che sia data possibilità anche alle altre due pellicole di essere prodotte, la curiosità di vedere come intendono sviluppare la storia da qui in poi, è troppa a questo punto.

La visione NON È ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATA, ma credo che con l’eredità lasciata dai videogiochi, avrebbero potuto osare di più, e meglio.

Teen Wolf S6E06 “Ghosted” + S6E07 “Heartless” – Recensione 

La pausa natalizia è finita per tutti, anche per Teen Wolf, che è tornato con la promessa di fare chiarezza sulla questione “Canaan” e sul perché per Stiles fosse così importante che i suoi amici andassero a cercare la città.La curiosità cresce ancora di più dopo la visione di Lydia in cui si trova a Canaan, ma nel 1987.

Durante una festa del quartiere, per inseguire la donna della sua visione, la nostra Banshee assiste alla Caccia Selvaggia.

La donna in questione però, Lenore, non sembra venir presa dai cavalieri, come è invece successo con gli altri abitanti.

Deciderà quindi, insieme a Scott e Malia, di dirigersi lì, per venire a capo della cosa.

Lì scopriranno qualcosa di cruciale per il ritrovamento di Stiles, e Lydia capirà che, in quanto Banshee, come Lenore verremmo a sapere, rimarrà l’unica abitante di Beacon Hills se non fermeranno subito i cavalieri, così come è successo a Lenore anni prima.
A quanto pare la donna “convive” con il figlio Caleb, che però si scoprirà dopo essere annegato in passato.

Lydia parlando con lei, capirà che la donna è riuscita in qualche modo a rievocarlo per colmare il vuoto che lui, e gli abitanti scomparsi, avevano lasciato in lei.

Ragionando su questo fatto, capirà che, forse, anche lo sceriffo ha adottato lo stesso metodo per non affrontare il dolore di aver “perso” il figlio.

Ecco spiegato quindi perché sia presente Claudia, e perché sembri essere così strana.

Anche se forse questo, potrebbe significare anche che sotto, c’è ancora più di quello che pensiamo di sapere.

Lo sceriffo non vuole pensare che questa supposizione possa essere reale ovviamente, ma sembra stia accettando l’idea che Stiles sia reale, e magari potrebbe anche arrivare a ricordarlo.
Il momento più bello in tutto ciò è stato, insieme alla determinazione sempre più forte di Lydia di far ricordare a tutti chi era Stiles e quanto era importante, il momento in cui ha visto la sua maglia da lacrosse.

Incredula, quasi spaventata che potesse sparire, si è avvicinata ad essa.

E piano, come fosse la cosa più preziosa del mondo, l’ha sfiorata, facendola diventare reale.

Reale come lo era Stiles, e l’amore che provano l’uno per l’altra.
Nel mentre, Liam e Hayden stanno cercando un modo per affrontare i cavalieri e disarmarli.

Il caso vuole che si scontrino con il signor Douglas che sembra essere a conoscenza dell’esistenza dei cavalieri.

I tre penseranno quindi ad un modo per manipolare i fulmini, con cui si spostano i cavalieri.

Viene da dire che a questo punto, nella stagione precedente, eliminare Kira non è forse stata proprio una mossa intelligente…

Nonostante ciò, contatteranno Noshiko, che gli affiderà la spada di Kira.

Ci vuole poco a capire che nessuno di loro la sa usare.

Ed è qui che arriva il bello!

La useranno per liberare Theo.

Il tutto, convinti che lui abbia ancora i poteri che aveva assorbito da Josh, che a sua volta era in grado di controllare l’elettricità.

Non solo noi siamo partiti prevenuti su Theo, ma anche il signor Douglas (non è il suo vero nome OVVIAMENTE), che sembra spaventato dal fatto che Theo sappia chi è davvero.

Anche se, diciamocelo…avevamo capito TUTTI che era il Nazi Wolf, aka la creatura misteriosa che i Dottori stavano nutrendo nella stagione precedente.

In più, anche questo già dedotto, è lui l’artefice degli omicidi in cui le vittime si ritrovano senza una parte del cervello.

Essendo stata la sua ultima vittima un cavaliere, da cui ha anche rubato la frusta, facendo sparire una certa persona (SPOILER), mi chiedo se sia una sorta di Theo 2.0 che ruba i poteri altrui per arricchirsi.
Interessante da scoprire, c’è anche il rapporto tra Parrish e i Cavalieri.

Sembra essere l’unico a riuscire a comunicare con loro, forse anche troppo.

Quando è nella sua forma di Segugio Infernale, rischia anche di passare dalla loro parte, e aggredire i suoi amici.
Arrivati a questo punto, siamo tutti curiosi di vedere come andrà avanti.

Non credo potremmo fidarci di Theo, anche se il branco lo tiene in pugno, dato che potrebbe rispedirlo da sua sorella quando vuole.

O forse i nemici, stanno diventando amici?

E gli amici, invece nemici?

Manca poco alla fine della prima parte, quindi non ci resta che aspettare le ultime 3 puntate.

Teen Wolf S6E05 “Radio Silence” – Recensione 

Sono in super ritardo con la recensione, e probabilmente la settimana prossima non potrò scriverla affatto, quindi mi scuso in anticipo.
Allora, che dire…finalmente è tornato Stiles!

O meglio, finalmente l’abbiamo rivisto, perché tornato non lo è ancora.

Da quello che abbiamo visto, Stiles come gli altri, si trova nel limbo oserei dire, un luogo inesistente, al centro del nulla, nel quale i cavalieri portano le loro vittime.

Il limbo ci viene presentato sotto forma di una stazione ferroviaria di passaggio, visibilmente abbandonata, e con porte che non conducono da nessuna parte.

I prigionieri sembrano essere tutti in uno stato catatonico, anzi, a loro sembra normale essere in quello luogo, ad aspettare un treno che però non arriverà mai.

Stiles, così come l’abbiamo sempre conosciuto, è invece cosciente della situazione.

Capisce subito che c’è qualcosa che non va, e sembra essere l’unico che, ogni volta che questi appaiono, riesce a vedere i cavalieri.

Con sua (e nostra) sorpresa, incontrerà poi Peter, anche lui prigioniero nel limbo, che però finché non parlerà con Stiles, non si renderà conto di quello che sta succedendo.

I due cercheranno quindi di trovare una via d’uscita, e sembrano farcela, anche se la cosa si rileverà più complicata del previsto.
Nel mentre, a Beacon Hills, Lydia (su cui la puntata è incentrata principalmente) con l’aiuto di Scott e Malia, sta ancora cercando di venire a capo di tutta questa storia, anche se l’amica non sembra essere convinta che Stiles effettivamente esista, ed è quindi restia a continuare questa caccia al buio.

Lydia però non si scoraggia, e più determinata che mai, come abbiamo visto nelle ultime puntate, riuscirà finalmente, tramite la Jeep di Stiles, a dimostrare la sua teoria.
Direi che Lydia non è mai stata così combattiva come in questa stagione.

Si sta impegnando davvero per dimostrare che Stiles è reale, e che lei non si sta immaginando tutto.

Credo che la scena più bella, sia stata quella in cui lei ha ricordato l’ultima cosa che lui le ha detto, ovvero quel “Remember I love you”.

In più, credo che Peter si rivelerà più importante di quanto crediamo.

D’altronde, prima di scappare (spoiler) si è preoccupato di portare con se una cosa molto importante da far vedere ai ragazzi (ancora spoiler).
Nel complesso è stata una bellissima puntata, e giunti ormai a metà della prima parte, credo che le prossime puntate saranno cariche di azione, quindi direi di aspettare, e vedere cosa ci riserva il nostro show preferito.